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Accademia dei Lincei

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La Accademia dei Lincei o Academia de los Linces fue una de las primeras academias científicas del mundo. La fundaron el año 1603 el Príncipe Federico Cesi (1585, Roma - 1630, Terni) y sus amigos Anastasio Di Filiis, Johannes Van Heeck y Francesco Stelluti. El nombre hace referencia a la gran agudeza visual del lince y simboliza la perspicacia científica de la academia.

Galileo Galilei ingresó en la academia el 25 de diciembre de 1611. La academia publicó sus trabajos y lo apoyó en sus controversias con la Iglesia católica.

Los miembros de la academia produjeron una importante colección de micrografías, o dibujos hechos con la ayuda del recién inventado microscopio. Tras la muerte de Cesi, la academia se clausuró y los dibujos quedaron en manos de Cassiano dal Pozzo, un anticuario romano que se los vendió en 1763 a Jorge III de Inglaterra. Los dibujos fueron descubiertos en el Castillo de Windsor en 1986 por el historiador del arte David Freedberg.

Fundación de la academia Editar

El 17 agosto 1603, Federico Cesi reune en el palacio de la familia, en la calle via della Maschera d'Oro a Roma, sus amigos Anastasio de Filiis, Francesco Stelluti y Johannes van Heeck; para fundar l'Accademia dei Lincei. Toman como emblema un Lince con il motto Sagacius ista.

Si proclamano "discepoli della natura al fine di ammirarne i portenti e ricercarne le cause".

I termini e gli incarichi della collaborazione lincea vengono redatti da Cesi nel verbale della prima riunione dell'Accademia, il Primum Consilium Linceorum. La vera essenza ideologica del sodalizio linceo viene espressa nel Lynceographum, l'ampio statuto programmatico del giovane nobile, ripetutamente sottoposto al giudizio e alle correzioni degli altri "fratelli".

Il 25 dicembre dello stesso anno ha luogo l'inaugurazione solenne dell'Accademia, con una cerimonia nella quale Cesi, eletto Princeps perpetuo, consegna a ciascun affiliato una collana d'oro con un pendente a forma di lince, in seguito sostituita da un anello di smeraldo.

Apiarium Editar

http://www.culturaapicola.com.ar/fotos/apiarium_z.jpg

Apiarium, Ex Frontispiciis Naturalis Theatri Principis Federici Cesi II Lyncei

Invio a V.E. un occhialino per veder da vicino le cose minime, del quale spero che ella sia per prendersi gusto e trattenimento non piccolo, chè così accade a me…Io ho contemplato moltissimi animalucci con infinita ammirazione: tra i quali la pulce è orribilissima, la zanzara e la tignuola sono bellissimi…Insomma ci è da contemplare inifinitamente la grandezza della natura, e quanto sottilmente ella lavora, e con quanta indicibil diligenza…” (G.Galilei, Lettera a Federico Cesi, in Il carteggio Linceo, Roma, G. Gabrieli, 1996, pp. 942-943)

Con queste parole ricche di entusiasmo, scritte il 23 settembre 1624, Galileo Galilei esorta l’amico linceo Federico Cesi a indagare la natura per mezzo del nuovo strumento, l’occhialino, che permette di scorgere per la prima volta i dettagli nascosti e ignorati della Natura.

Il magnifico strumento, al quale Johannes Faber attribuisce il nome di microscopio, entusiasma Federico che ne comprende appieno le potenzialità innovatrici per l'indagine scientifica. Dall’entusiasmo dei primi Lincei per il nuovo strumento, nasce il progetto dell’Apiario, un testo sulla vita delle api redatto da Federico Cesi.

Oltre che dalla curiosità scientifica il progetto accademico è motivato anche dal desiderio di assicurarsi la protezione papale.

Circa un anno prima della lettera di Galileo, era stato eletto Papa, con il nome di UrbanoVIII, il cardinale Maffeo Barberini, mecenate generoso e illuminato da tempo amico dei Lincei: le api sono al centro dello stemma gentilizio della sua famiglia.

L’ascesa al pontificato di Urbano VIII rafforza la posizione degli accademici nei confronti della Curia oltre a rinsaldare i rapporti di amicizia instaurati con il pontefice, al quale offrono un dono prezioso: la pubblicazione in suo onore di due splendide tavole che, secondo gli intenti degli accademici, avrebbero dovuto costituire il primo capitolo e l’antiporta del Theatrum Totius Naturae, la grande opera enciclopedica dei Lincei.

La prima, l’Apiarium, è quasi una monografia, ridotta all'essenziale, in forma tabellare sinottica redatta da Federico Cesi per accompagnare la seconda delle tavole in dono, la Melissographia, una splendida incisione a bulino a opera di Matthäus Greuter che riproduce le osservazioni al microscopio eseguite da Francesco Stelluti.

Questa immagine, primo esempio di microscopia biologica, raffigura il trigono delle Api barberiniane, che mostra l'insetto in tre diverse posizioni assieme ai particolari anatomici degli arti, dell'occhio, del pungiglione e dell'apparato boccale disposti quali elementi decorativi attorno a un cartiglio sul quale è stampato: Urbano VII Pont. Opt. Max. Cum accuratior Melissographia a Lynceorum Academia in Perpetuae Devotionis Symbolum ipsi offerretur.

In basso, su un libro aperto, trova posto una poesia elogiativa dello stemma barberiniano.

La tavola viene stampata ai primi di dicembre del 1625 e già il 13 delle stesso mese Fabio Colonna può rallegrarsi con Federico Cesi che Urbano VIII ha gradito il “presente delle immagini dell’Api” e spera che presto abbia modo di apprezzare ancor di più “l’historia et elogi di quelle”. A breve distanza dalla Melissographia, finalmente anche la seconda tavola, l'Apiarium, viene offerta al pontefice.

Ancora il Colonna informa Federico Cesi che “ con grandissimo gusto ho dato un’occhiata per adesso all’Apiario che molto mi ha dato gusto non solo la divisione delle differenze et proprietà dell’Api, ma li circoscritti elogi jet attributi… ”. Osservando però che, “la lettura è scomoda assai”. Tuttavia, qualora l’opera dovesse essere già stata inviata al Cardinal padrone, Francesco Barberini, “ non ci farei altro, poiché questa edizione è stata fatta per altro fine se non per dar gusto ai padroni… ”.

L’apiarium consiste in quattro fogli stampati da un lato solo e incollati insieme a costituire una sorta di manifesto di 1040 X 646 mm.

E’ un’opera più celebrativa che scientifica, dove verità si fondono con leggende, teorie con sperimentazioni. Prevalgono i passaggi letterari di tipo descrittivo dove Cesi si sofferma, ad esempio, a richiamare la mitologia o le leggende sulle api, che hanno la fecondità di Venere o la potenza di Giove, o a ricordare dove si possono trovare i luoghi migliori dove si allevano api, riferendosi anche ad Acquasparta dove si produce un miele che “talvolta fa a gara con lo zucchero, sia sotto l’aspetto del colore, sia sotto quello della solidità, sia infine sotto quello dell’uso.” Senza dubbio la parte scientificamente più importante, e assolutamente originale, è rappresentata dalle osservazioni al microscopio.

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Véase también Editar

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